7 gen 2016
17 ott 2014
L'infinito
18 set 2014
Teoria Junghiana della personalità
Come per Freud anche per Jung l’inconscio è un costrutto ipotetico che si può solo inferire,
poiché per definizione non è osservabile direttamente. Tuttavia, per Jung l’inconscio è la radice
della coscienza e perciò la precede, mentre per Freud l’inconscio è il prodotto della rimozione e
perciò segue la coscienza.
Per Jung l’inconscio non contiene solo tracce di esperienze dimenticate o rimosse (inconscio
personale), ma anche uno strato più profondo dove è depositato il patrimonio psicologico
dell’umanità, l’inconscio collettivo.
L’inconscio collettivo si distingue dall’inconscio personale o individuale che è proprio di ogni
individuo, in quanto in quest’ultimo ci sono contenuti che un tempo erano consci e in seguito
sono scomparsi dalla coscienza perché dimenticati o rimossi, i contenuti dell’inconscio collettivo
invece non sono mai stati nella coscienza, ma sono “ereditati”, in quanto fanno parte del
patrimonio ereditario comune a tutti gli uomini.
Il contenuto dell’inconscio personale è formato soprattutto da “complessi”, quello dell’inconscio
collettivo è costituito essenzialmente da archetipi.
ARCHETIPI
Della nozione di archetipo Jung da due versioni.
Nella prima, gli archetipi sono forme a priori che organizzano l’esperienza, “modelli di
comportamento innati”, come esempio Jung porta “il pulcino che non ha imparato il modo con
cui uscirà dall’uovo, ma lo possiede a priori”. Gli archetipi sono ereditati, sono forme a priori
d’apprendimento, disposizioni a fare esperienza in un modo piuttosto che in un altro, non sono
determinati dal punto di vista del contenuto, ma solo della forma, e anche qui in misura
limitata.
Nella seconda accezione l’archetipo è un’immagine primordiale, una figura o processo che si
ripete nel corso della storia, primariamente è una figura mitologica, che si può considerare
come la risultante d’innumerevoli esperienze tipiche di tutta l’umanità passata e presente. Tali
immagini o figure archetipe abitano nell’inconscio collettivo di ogni uomo e data la loro potente
vitalità simbolica godono di una certa autonomia ed è possibile che si liberino da ogni controllo
cosciente.
L’IO E IL SE’
La relazione Io/Sé è l’asse portante della concezione junghiana della psiche. Il Sé abbraccia
coscienza ed inconscio, è la somma del potenziale di un individuo e la totalità della sua
personalità, è allo stesso tempo il centro unificatore e il perimetro di tale totalità.
L’Io invece è il centro del campo di coscienza di un individuo, non coincide con la totalità della
sua psiche, è solo il soggetto della sua coscienza, mentre il soggetto della sua psiche totale, che
comprende anche l’inconscio personale e collettivo, è il Sé. L’Io, in quanto centro della
coscienza del soggetto, possiede un alto grado di continuità ed identità con se stesso,
costituisce il senso, la percezione che l’individuo ha della propria identità che, malgrado
molteplici mutamenti, continua a sentire stabile ed uguale nel tempo. Al proprio io/coscienza
l’individuo riferisce tutte le sue esperienze, sia quelle interne, sia quelle esterne.
La relazione che intercorre tra l’Io e il Sé è di due tipi: il Sé infatti, è sia il momento iniziale
della vita psichica, sia la sua realizzazione e meta.
All’inizio il Sé è antecedente all’Io/coscienza che emerge dal Sé, in questo caso il Sé è visto
come l’espressione indifferenziata di tutte le possibilità umane, dal quale l’Io si emancipa
affermando identità e differenze proprie al particolare individuo a cui quell’io appartiene, ed
uscendo così dalla notte dell’indifferenziato.
Come meta e momento ulteriore e più vasto rispetto all’ambito circoscritto dell’io/coscienza, il
Sé diventa l’orizzonte per una nuova ricerca di senso e significato nella costruzione dell’Io.
Questa seconda figura del Sé diventa attiva nella seconda parte della vita, quando l’Io è
abbastanza forte per reggere il confronto con il Sé. Questo percorso costituisce il processo
d’individuazione, il cui scopo è il raggiungimento della propria autenticità, di ciò che
“essenzialmente” ognuno “è”.
Processo di individuazione
2) accettazione dell' archetipo animus/anima
3) incontro con l'archetipo del vecchio saggio: mito dell'eroe/mito della Grande Madre; animus/anima; yin/yang.
4)disintegrazione dell'immagine del vecchio saggio.
5) immagine archetipica del Sé.
La teoria degli archetipi
TEORIE PSICOLOGIA CARL GUSTAV JUNG: LA TEORIA DEGLI ARCHETIPI   Cosa sono gli archetipi per Carl Gustav Jung? Di sicuro sono tanti e sono profondamente radicati nel corpo e nello psichismo umano. La teoria degli archetipi non è certo di facile definizione, dato che il nostro Jung l'ha sviluppata nel corso di una vita: più che simboli, gli archetipi si nascondo ovunque e si manifestano nella nostra vita aiutandoci a costruire la nostra coscienza individuale Di Marica Fattiroso   Il Fanciullo Divino, il Sé, il Vecchio Saggio, la Persona, la Grande Madre, l'Ombra, l'Eroe, il Briccone Divino, Animus e Anima, il Viaggio, sono solo alcuni degli archetipi individuati da Jung. Archetipo deriva dal greco archè - governo, principio e tupos - primitivo, originario. Gli archetipi sono dei principi primitivi che vanno al di là delle culture, dei simboli, sono delle forme senza contenuto, delle possibilità dell'inconscio e delle realtà in bilico tra corpo e spirito. Gli archetipi aiutano l'uomo nel processo di individuazione della coscienza. Ma come avviene tutto questo? Cerchiamo di comprendere meglio la teoria degli archetipi di Carl Gustav Jung. Carl Gustav Jung: gli archetipi e l'inconscio collettivo In Carl Gustav Jung non è per niente facile definire la teoria degli archetipi. Se in un primo momento l'archetipo è un elemento dell'inconscio collettivo, una forma trascendente preesistente alla coscienza, successivamente si sgancia dall'inconscio per diventare una forma senza contenuto. "Nessun archetipo è riducibile a semplici formule. L'archetipo è come un vaso che non si può svuotare né riempire mai completamente. In sé, esiste solo in potenza, e quando prende forma in una determinata materia, non è più lo stesso di prima. Esso persiste attraverso i millenni ed esige tuttavia sempre nuove interpretazioni. Gli archetipi sono elementi incrollabili dell'inconscio, ma cambiano forma continuamente". Gli archetipi si manifestano nell'inconscio collettivo attraverso quelle risposte automatiche e ancestrali che l'uomo continua a riproporre. Ma l'uomo ha anche il desiderio e la spinta ad essere libero, quindi cerca di liberarsi dalla coazione a ripetere conquistando una propria coscienza individuale, che si può raggiungere solo se si è in grado di integrare gli archetipi con la coscienza. Carl Gustav Jung: gli archetipi tra corpo e spirito Carl Gustav Jung ha sempre definito gli archetipi come realtà in bilico tra lo psichismo e il somatico: originano dall'istinto e, al contempo, presentano una dimensione spirituale. Sono elementi che costituiscono una categoria a priori della conoscenza, vicino alle idee platoniche o i prototipi di Schopenhauer, come dice Aldo Carotenuto, per quanto riguarda il loro aspetto spirituale; nel contempo, come espressione dell'istinto e del corpo, gli archetipi possono essere considerati come quella che viene definita predisposizione innata, temperamento o attitudine. Secondo Jung gli archetipi sono "modelli funzionali innati costituenti nel loro insieme la natura umana": sono simboli di concetti, istinti primordiali, sono modelli profondi, radicati nella psiche umana. Carl Gustav Jung: la manifestazione degli archetipi Gli archetipi sono più che simboli: sono l'essenza che dà vita al simbolo e sono la potenza che permette al simbolo di esistere nel tempo. Gli archetipi si manifestano in ogni cultura, prendendo voce nei miti, nelle favole, nelle leggende che racchiudono in sé i principali temi dell'uomo dall'origine dei tempi. I sogni ci permettono di entrare in contatto con gli archetipi: se sappiamo leggerli ci aiutano nel processo di costruzione di una coscienza individuale. Ma anche le emozioni, con la loro espressione, ci mostrano un aspetto più superficiale degli archetipi. Gli archetipi sono dotati di grande energia: a prescindere dalla nostra capacità di riconoscerli, si manifestano in ogni nostra esperienza, nei simboli che ci circondano, nei miti che ci raccontano, al di là di ogni dimensione spazio-tempo.
17 set 2014
Jung
15 set 2014
Legge dell'impermanenza
Non esiste niente di definitivo. Tutto muta. Tutto scorre. Tutto è impermanente. Ma è anche vero che tutto esiste. Contemporaneamente. Tutto cambia, ma non muta. C'è solo un rimaneggiamento, ma tutto quello che c'era, c'è.
6 ago 2012
Dalai Lama
Dalai Lama
27 apr 2011
14 mar 2011
Fate una cosa molto semplice
Osservate il vostro io.
Come vi appare. Come pensate che sia.
Semplicemente chiedetevi:
"Cos'è l'io? Come esiste?"
Esaminate il vostro intero corpo.
Voi sentite: "IO SONO qui, da qualche parte!"
Se vi chiedete:"Io sono il mio naso?" la risposta è NO!
"Non sono il mio naso, non sono il mio orecchio,
ma IO SONO, lo sento".
Ora, qual'è l'interpretazione dell'ego di IO SONO?
Cosa SONO IO?
Dove SONO IO?
Esaminate.
E' di colore bianco? Rosso? Blu? Rosa?
Ha una forma? Che tipo di forma?
Come il cielo? O è qui, nel cuore?
Dentro questo pezzo di carne?
No! Cosa sono IO?
Verificate.
Dapprima potreste sentire:"Io sono qualcosa,
qualcosa di fantastico, come una chimera. IO, IO, IO."
Ogni volta che ve lo chiedete l'Io svanisce e scompare.
E' una esperienza naturale.
Trovate solo: NIENTE.
Senza apprensione, contemplate,
senza sforzarvi troppo, senza dissertazioni filosofiche.
Contemplate semplicemente la sua assenza.
Ogni volta che scompare provate una forte sensazione:
Ah!, pensavo che questo fossi IO!"
Traete la conclusione: "Non c'è niente!" E' così semplice.
Contemplate il NULLA.
Se siete irritati
Perché sentite che qualcuno vi è contro
o qualcuno vi ama in modo eccessivo,
Diventate pienamente coscienti di queste sensazioni.
Immergetevi nella situazione e
Osservate il vostro modo di esistere.
Ogni volta che osservate, la sensazione di IO
Si decompone e svanisce.
E' un'esperienza incredibilmente potente.
Una soluzione definitiva al disordine mentale
della nostra vita quotidiana.
Qualsiasi cosa vidisturbi, nella vita di ogni giorno,
Siano gli oggetti o la vostra mente
Qualsiasi cosa vi infastidisca,
Fatela affiorare, siatene consapevoli pienamente,
E osservate.
Tramite la vostra esperienza potrete vedere
quanto siano solo delle allucinazioni.
Potete dimostrarvelo da soli.
Quando lo scoprite
vi sedete e vi mettete a ridere di voi stessi.
Vi sedete da soli e ridete."
9 giu 2010
26 mar 2010
1 mar 2010
30 mar 2009
Mendelssohn
Questo scriveva Mendelssohn nel 1830, a proposito della vita musicale italiana di allora.
13 feb 2009
Amare se stessi
Amarsi è fondamentale per avere successo nella vita: nelle relazioni, nel lavoro, negli affari.
Vi illustrerò alcune tecniche per imparare ad amare se stessi sperando di potermi aiutare a migliorare la vostra autostima.
9 MODI PER IMPARARE AD AMARSI
Non farlo MAI, per nessun motivo. La critica NON è mai costruttiva, non migliorerai di certo ripetendoti di essere 'stupido', 'sciocco', 'incapace'. Ricorda che l'inconscio non è in grado di discernere l'ironia dalla verità, e soprattutto non è capaci di mettere fine a quanto tu gli hai già comunicato più volte. Immagina la tua mente come un computer nel quale immetti informazioni, quando lo apri cosa vi trovi? Esattamente quello che vi hai messo. Comincia a pensare a te in termini di APPROVAZIONE. Ricorda che ogni giorno fa la differenza: puoi cambiare in qualunque momento, la responsabilità è tua e per farlo occorre che tu smetta immediatamente di criticarti. Sostituisci perciò la critica con l'approvazione. Trova tutte le occasioni possibili ad ogni azione che fai per ripeterti: «Bravo! Ce l'hai fatta!» - «Fantastico, sei proprio in gamba!» - «Ehi, ma sei proprio creativo!»
2. ELIMINA LA PAURA DALLA TUA VITA.
Il pensiero crea la tua realtà: se emetti continuamente pensieri di paura, la paura sarà il risultato della tua vita. Ricorda che ogni cosa che accade ha lo scopo di portarti un insegnamento, ogni avvenimento è perfetto per la tua crescita. Scegli di eliminare la paura e sostituiscila con pensieri positivi e realizzativi. Immaginati sempre il MEGLIO e immaginalo come se già fosse accaduto. Pensa spesso a cose che ti piacerebbe realizzare (abbandonati alla fantasia più sfrenata) e pensale il più dettagliatamente possibile come già realizzate. Ricorda che il tuo pensiero è creativo e ciò che pensi si realizzerà sicuramente.
3. SII PAZIENTE!
La pazienza è la base di questo cammino. Se hai impiegato anni ad essere quello che sei, puoi permetterti di aspettare il tempo necessario ad effettuare i giusti cambiamenti. L'impazienza ti impedirebbe di imparare e di fare i passi necessari per raggiungere gli obiettivi che ti sei prefisso. Ogni errore può essere corretto, ma se gli errori sono tanti il tempo necessario può essere più lungo. Quando andiamo a scuola non pretendiamo di arrivare alla laurea in pochi mesi: accettiamo di studiare alle elementari, poi alle medie, alle superiori e infine ci prepariamo per l'università. Perché nel cammino di crescita personale la strada dovrebbe essere più breve? Sii paziente con te stesso!
4. SII GENTILE CON TE STESSO!
Non avercela con te se ti scopri a pensare negativamente. E smettila di incolparti per ogni cosa che va male. Impara a rilassarti, rimani ad ascoltare una musica dolce, osserva il tuo respiro, entra in contatto con la tua Energia interiore. Respira profondamente, chiudi gli occhi e libera ogni tensione accumulata. Ad ogni inspirazione immagina di immettere aria pulita in te, aria limpida e ad ogni espirazione insieme al respiro, emetti le tossine, le paure, le tensione e ripeti mentalmente: «Sono al sicuro, mi accetto completamente»
Impara anche a rimanere in silenzio e ad affidare le tue paure all'Energia Superiore. Rimanendo in silenzio, ad ogni respiro ripeti mentalmente: «Mi voglio bene» - «Mi perdono» - «Sono innocente». Puoi farlo ovunque, alla fermata del tram, in ufficio, in casa. Prendi l'abitudine di farlo spesso, soprattutto ogni qual volta senti che alla tua mente arrivano pensieri negativi o di rabbia.
Parti dal presupposto che sei parte dell'universo, se ti disapprovi sminuisci l'Intelligenza Infinita. Ripetiti spesso che sei una persona meravigliosa, ma non limitarti ad una sola ripetizione, fanne mille al giorno e di più se è necessario. Scrivi un elenco di qualità che apprezzi in te. Pensa a te stesso come ad un essere armonioso e gioioso. Al mattino, quando ti lavi, sorridi alla tua immagine e ad alta voce (o mentalmente) ripeti: «Sei una persona stupenda!» Gratificati per ogni cosa che fai. Impara ad accettare il bene che ti arriva, ripetiti spesso. «Io merito il meglio, già da ora!». Entra nello spirito di abbondanza.
Se ti viene difficile chiedere aiuto per via di un falso orgoglio, pensa alla frase del Vangelo: «Bussate e vi sarà aperto. Chiedete e vi sarà dato». Avere l'umiltà di chiedere l'aiuto di amici o parenti o terapeuti può farti crescere. Ma ricorda che 'chiedere' non vuol dire pretendere. Ognuno risponde come può. E soprattutto ricorda che il chiedere aiuto non ti esime dall'agire. A questo proposito ricorda la frase: «Aiutati che il Ciel ti aiuta».
Anche se la vita che hai vissuto fino ad oggi non è stata soddisfacente, questo non vuol dire che tu non possa cambiarla. Tutti facciamo scelte sbagliate: se, tuttavia, continuiamo ad autopunirci per ciò che abbiamo fatto non concluderemo nulla di buono. Se continui ad odiare il tuo lavoro, la tua casa, la tua città o il tuo partner potrai cambiare poco nella tua vita. Indipendentemente dal tipo di situazione negativa in cui ti trovi, sappi che c'è una ragione per ciò. Il cambiamento vero inizia dall'accettazione della tua realtà attuale. Se ti trovi in una data situazione è perché puoi ricavarne qualcosa perché se non fosse così ti daresti da fare per modificarla. Chiediti perciò: «Quali sono i pro di questa situazione? E i contro?» - «Che cosa posso fare per cambiarla?» - Impara a trovare il lato umoristico delle situazioni negative che stai vivendo. Se proprio non riesci a trovarlo fai il 'pieno' di film comici.
Abbi cura del tuo corpo e del tuo abbigliamento anche quando sei in casa. Ricorda che tu sei il «miglior partner» di te stesso. Cura la tua alimentazione, privilegia i cibi crudi e un'alimentazione vegetariana. Elimina alcool e fumo. Cerca di fare movimento fisico, scegli lo sport che preferisci. Per eliminare gli schemi negativi relativi al corpo o alla linea, è di estrema utilità combinare l'esercizio fisico alla ripetizione di affermazioni positive.
9. UTILIZZA LA TECNICA DELLO SPECCHIO.
Per identificare la causa di un problema che ti impedisce di volerti bene, guardati allo specchio appena alzato e ripeti: «Ti voglio bene. Che cosa posso fare per te oggi? Come posso renderti felice?» Ascolta quindi la tua voce interiore: la risposta arriva sempre, anche se non necessariamente subito. Se, durante la giornata, accade qualcosa di spiacevole, mettiti di fronte a uno specchio dicendoti: «Ti voglio bene comunque.» Se succede qualcosa di meraviglioso, mettiti ugualmente di fronte allo specchio dicendo: «Grazie!» e riconoscendo quindi l'efficacia della tua azione che ti ha consentito di vivere una bella esperienza. Guardandoti allo specchio puoi inoltre perdonare sia te, sia gli altri, nonché parlare agli altri, soprattutto quando hai paura all'idea di farlo a quattr'occhi: in tal modo puoi eliminare vecchi problemi con il partner, i genitori, il capo, i bambini, il partner, dicendo tutto ciò che altrimenti non oseresti dire. .
11 feb 2009
Daisy, Daisy
give me your answer, do
I'm half crazy all the love of you,
It won't be a stylish marriage
I can't afford the carriage
But you'll look upon the seat
of a bicycle built for two.
Henry, Henry, this is my answer true
i'm not crazy over the likes of you.
If you cannot afford a carriage,
forget about the marriage:
I won't be jammed, I won't be crammed
on a bicycle built for two.
23 dic 2008
2 dic 2008
25 nov 2008
7 ott 2008
"Vedete gli uccelli dell'aria: essi non mietono e non raccolgono, non seminano e non si preoccupano. Eppure il Padre mio che è nei cieli - la matrice - si è sempre preso cura di loro!" Vedete i gigli del campo, essi non cuciono e non stirano, eppure nemmeno il Re Salomine è mai stato vestito meglio di lotro!!!!!! Noi invece cuciamo e mietiamo, ci arrabattiamo e ci preoccupiamo del domani. Soprettutto io.
